Quando viene presentata una nuova tecnica chirurgica, è naturale che nascano domande. Succede tra le pazienti, ma anche tra gli stessi professionisti che vogliono comprendere nel dettaglio come una procedura differente rispetto agli approcci tradizionali possa garantire precisione, controllo e personalizzazione del risultato.
È ciò che sta accadendo con la Mastoplastica Additiva PRESERVE™, una tecnica mini invasiva basata sulla preservazione dei tessuti e sull’impiego di strumenti specificamente progettati per preparare lo spazio destinato alla protesi mammaria.
Le domande più interessanti, infatti, non riguardano soltanto la dimensione dell’incisione o i tempi di recupero. Una delle più frequenti è molto più tecnica: come può il chirurgo controllare la simmetria dei due seni lavorando attraverso un’incisione estremamente ridotta e senza eseguire la tradizionale dissezione della tasca protesica?
È proprio questo uno dei temi affrontati dal Dott. Alessandro Dall’Antonia, chirurgo plastico e trainer della tecnica PRESERVE™, nel nuovo video dedicato alla procedura.
Vediamo quindi alcuni dei principali dubbi sulla Mastoplastica PRESERVE™, cercando di comprendere meglio cosa cambia dal punto di vista chirurgico e perché mini invasività non significa rinunciare alla precisione.
1. Con un’incisione così piccola è davvero possibile controllare la simmetria?
Uno dei primi dubbi che possono nascere osservando la tecnica PRESERVE™ riguarda proprio la dimensione dell’accesso chirurgico. Quando si pensa a una mastoplastica additiva, si immagina normalmente che il chirurgo debba avere uno spazio sufficientemente ampio per raggiungere i tessuti, preparare la tasca mammaria e posizionare manualmente la protesi.
Con la tecnica PRESERVE™, però, il concetto cambia.
L’intervento può essere effettuato attraverso una incisione molto contenuta, indicativamente nell’ordine di pochi centimetri, perché la preparazione dello spazio destinato alla protesi non avviene nello stesso modo della mastoplastica tradizionale. Vengono utilizzati strumenti dedicati che permettono di raggiungere la zona programmata e di preparare progressivamente i tessuti.
Questo fa nascere una domanda apparentemente inevitabile: se il chirurgo non lavora attraverso un accesso ampio e non esegue la tradizionale dissezione dei tessuti con le proprie mani, come può controllare che i due lati siano simmetrici?
La risposta sta soprattutto nella programmazione e nella tecnologia utilizzata durante la procedura.
Il principio della tecnica PRESERVE™ non consiste nel creare liberamente una tasca per poi adattare la protesi allo spazio ottenuto. Al contrario, posizione, dimensioni e caratteristiche dello spazio vengono definite in relazione all’anatomia della paziente e al risultato progettato.
La preparazione dello spazio mammario viene quindi effettuata in maniera controllata. Gli strumenti utilizzati consentono di ottenere un’espansione progressiva dei tessuti mantenendo come riferimento le misure definite durante la pianificazione chirurgica.
Ciò significa che i due seni possono essere trattati seguendo parametri precisi, ma non necessariamente identici.
Questo punto è particolarmente importante. Il corpo umano non è perfettamente simmetrico e una lieve differenza tra il seno destro e quello sinistro è estremamente comune. Cercare di eseguire esattamente la stessa procedura sui due lati non significherebbe automaticamente ottenere un risultato più armonioso.
Il chirurgo può invece programmare eventuali correzioni e decidere, quando indicato, di modificare leggermente la posizione relativa di una protesi rispetto all’altra.
Per esempio, uno degli impianti può richiedere una posizione leggermente più alta, più bassa oppure più mediale o laterale rispetto al controlaterale, proprio per compensare una differenza anatomica di partenza.
È quindi importante distinguere il concetto di simmetria da quello di identicità.
L’obiettivo della mastoplastica non è creare due strutture geometricamente identiche, ma raggiungere il migliore equilibrio possibile rispettando l’anatomia della singola paziente.
In questo senso, la mini invasività non elimina il controllo del chirurgo: cambia piuttosto il modo con cui quel controllo viene esercitato.
2. Se non viene utilizzata la dissezione tradizionale, come viene creata la tasca per la protesi?
Un secondo dubbio riguarda inevitabilmente la preparazione dello spazio destinato all’impianto mammario.
Nella mastoplastica additiva esistono differenti tecniche chirurgiche e differenti piani di posizionamento della protesi. Nell’immaginario comune, la creazione della tasca viene spesso associata all’utilizzo di strumenti chirurgici e del bisturi elettrico per separare progressivamente i tessuti e ottenere lo spazio necessario.
La filosofia di PRESERVE™ è differente perché punta alla preservazione delle strutture native del seno.
L’obiettivo non è semplicemente ridurre la lunghezza dell’incisione cutanea. Una tecnica può infatti utilizzare una cicatrice relativamente piccola ma comportare comunque un’importante manipolazione dei tessuti all’interno.
Quando parliamo di approccio mini invasivo dobbiamo quindi considerare ciò che avviene soprattutto sotto la cute.
Con PRESERVE™, l’accesso iniziale permette l’introduzione di strumenti specifici progettati per preparare il percorso e successivamente creare lo spazio necessario alla protesi attraverso una espansione controllata dei tessuti.
Il concetto è quello di separare e adattare progressivamente i tessuti anziché eseguire una dissezione estesa con modalità tradizionali.
Questo rappresenta uno degli elementi fondamentali della procedura.
La preparazione della tasca deve comunque essere estremamente precisa: dimensioni, posizione e orientamento dello spazio influenzano infatti la posizione finale della protesi e, di conseguenza, la forma del seno.
Per questo motivo la tecnologia non sostituisce il chirurgo. Al contrario, diventa uno strumento attraverso cui il chirurgo può trasformare la pianificazione preoperatoria in un gesto chirurgico controllato.
È un aspetto importante anche per comprendere perché PRESERVE™ non possa essere ridotta alla semplice definizione di “mastoplastica con cicatrice piccola”.
La dimensione dell’incisione è certamente uno degli elementi visibili della procedura, ma ciò che caratterizza realmente l’approccio è il modo con cui vengono gestiti i tessuti interni.
La preservazione tissutale ha l’obiettivo di limitare il trauma chirurgico alle strutture che non devono essere necessariamente interrotte per ottenere il risultato programmato.
Questo principio contribuisce anche a spiegare alcuni degli altri aspetti frequentemente associati alla tecnica, come la possibilità di avere un decorso postoperatorio più rapido in pazienti correttamente selezionate.
Occorre tuttavia evitare un equivoco: mini invasivo non significa “semplice”.
Una tecnica che lavora attraverso accessi ridotti e secondo parametri specifici richiede conoscenza dell’anatomia, pianificazione, esperienza e soprattutto formazione dedicata.
È proprio per questo che comprendere la procedura soltanto osservando la dimensione della cicatrice fornisce una visione incompleta. La vera differenza è il metodo utilizzato per arrivare al risultato finale.
3. PRESERVE™ permette di correggere un seno già asimmetrico?
Quasi nessuna donna presenta due mammelle perfettamente identiche.
Possono esistere differenze nella quantità di tessuto, nella posizione del solco mammario, nell’altezza del complesso areola-capezzolo, nella forma della mammella, nella larghezza della base oppure semplicemente nella proiezione.
Molte di queste differenze sono minime e vengono percepite poco prima dell’intervento. Paradossalmente, una mastoplastica additiva può renderle più evidenti proprio perché aumentando il volume del seno aumenta anche l’attenzione verso forma e proporzioni.
Per questa ragione uno degli aspetti fondamentali della visita preoperatoria è identificare le asimmetrie già presenti prima dell’intervento.
Da qui nasce un altro dubbio sulla tecnica PRESERVE™: se l’espansione dello spazio per la protesi segue una procedura controllata, è comunque possibile adattare l’intervento alle differenze tra un seno e l’altro?
La risposta è che la pianificazione deve essere individuale per ciascun lato.
“Controllato” non significa infatti “standardizzato in maniera identica per tutte le pazienti e per entrambi i seni”.
Il chirurgo valuta la situazione anatomica di partenza e stabilisce quale debba essere la posizione ideale degli impianti. In presenza di una differenza tra i due lati può quindi essere necessario intervenire diversamente sul lato destro rispetto al sinistro.
È proprio questo uno dei concetti sottolineati dal Dott. Alessandro Dall’Antonia parlando della tecnica: la tecnologia consente di programmare con precisione l’espansione e la posizione relativa delle protesi, permettendo al chirurgo di lavorare sulle differenze anatomiche presenti.
In determinate situazioni si potrà quindi valutare un posizionamento lievemente differente tra i due lati: più alto o più basso, più mediale o più laterale, secondo ciò che richiede l’anatomia.
Naturalmente è fondamentale chiarire un altro aspetto.
La chirurgia estetica non può promettere una simmetria matematica assoluta.
Il seno è costituito da tessuti biologici e ciascun lato può reagire in maniera leggermente differente nel tempo. Anche la forma della gabbia toracica, la postura, la qualità cutanea e la quantità di tessuto mammario possono influenzare il risultato.
L’obiettivo realistico è quindi ridurre le differenze visibili e creare un insieme proporzionato e armonioso, non trasformare il corpo umano in una struttura perfettamente speculare.
Esistono inoltre asimmetrie più importanti che possono richiedere strategie chirurgiche differenti o procedure associate. Non tutte possono essere corrette semplicemente modificando il posizionamento della protesi.
Per questo motivo la valutazione preoperatoria rimane indispensabile anche nell’era delle tecniche mini invasive.
La tecnologia aumenta le possibilità di pianificazione e controllo, ma è sempre il chirurgo a dover stabilire quale tecnica sia indicata per quella specifica anatomia.
4. Mini invasiva significa meno controllo per il chirurgo?
È probabilmente il dubbio più interessante perché riguarda non soltanto le pazienti, ma anche i chirurghi che si avvicinano per la prima volta alla tecnica.
Per molti anni, il concetto di controllo chirurgico è stato inevitabilmente associato alla possibilità di vedere direttamente il campo operatorio, manipolare i tessuti e modificarli utilizzando gli strumenti tradizionali.
Quando una procedura propone un accesso ridotto e una modalità differente di preparazione della tasca, può quindi sorgere spontaneamente una domanda: riducendo la manipolazione diretta si riduce anche il controllo?
PRESERVE™ nasce invece attorno a un concetto differente di controllo.
La precisione non deriva necessariamente dalla quantità di tessuto che viene dissezionato o dalla possibilità di intervenire manualmente su ogni singolo punto. Può derivare anche dalla capacità di programmare in anticipo dimensioni e posizione e riprodurre durante l’intervento ciò che è stato pianificato.
È in questo passaggio che la tecnologia assume un ruolo centrale.
Gli strumenti utilizzati nella procedura hanno funzioni definite: permettono di creare il percorso, preparare lo spazio e accompagnare il posizionamento dell’impianto seguendo il progetto chirurgico.
Questo consente al medico di ragionare non soltanto in termini di “quanto spazio devo creare”, ma soprattutto di dovedebba trovarsi quello spazio rispetto all’anatomia della paziente.
Il controllo della simmetria rientra esattamente in questa logica.
Il chirurgo non perde la possibilità di differenziare il trattamento tra i due seni. Può invece programmare come adattare ciascun lato per cercare il migliore equilibrio possibile.
Questo cambiamento di approccio richiede tuttavia una specifica curva di apprendimento.
Una procedura mini invasiva non diventa automaticamente più facile perché utilizza un’incisione più piccola. Al contrario, ridurre il trauma mantenendo precisione significa dover conoscere perfettamente indicazioni, strumenti e sequenza operativa.
Anche per questo la formazione tra chirurghi assume un ruolo particolarmente importante.
Il Dott. Alessandro Dall’Antonia è trainer della tecnica PRESERVE™ e partecipa all’attività formativa dedicata ai professionisti che desiderano osservare e approfondire la metodica in sala operatoria.
Vedere direttamente la procedura permette infatti di comprendere aspetti che una semplice descrizione teorica difficilmente può trasmettere: preparazione della paziente, riferimenti anatomici, sequenza degli strumenti, controllo dello spazio e gestione delle eventuali differenze tra i due lati.
Il punto fondamentale è quindi questo: meno invasività non deve essere confusa con meno precisione.
Si tratta piuttosto di ottenere controllo chirurgico attraverso strumenti, programmazione e procedure differenti.
5. PRESERVE™ è adatta a tutte le pazienti che desiderano una mastoplastica?
Quando una nuova tecnica offre vantaggi interessanti è comprensibile chiedersi perché non venga utilizzata automaticamente in qualsiasi mastoplastica additiva.
La risposta è semplice: in chirurgia estetica la tecnica deve essere scelta in funzione della paziente e non la paziente in funzione della tecnica.
PRESERVE™ rappresenta una possibilità all’interno delle strategie disponibili per l’aumento mammario, ma l’indicazione deve nascere da una visita specialistica e dall’analisi dell’anatomia di partenza.
Forma del seno, quantità e qualità dei tessuti, caratteristiche della cute, struttura toracica, eventuale ptosi, asimmetrie e risultato desiderato sono tutti elementi che devono essere considerati.
Bisogna inoltre distinguere una mastoplastica additiva primaria da situazioni più complesse.
Una paziente che non ha mai avuto protesi presenta infatti condizioni anatomiche differenti rispetto a chi deve effettuare una sostituzione di protesi, correggere una capsula, modificare una tasca già esistente oppure gestire gli esiti di una precedente chirurgia.
In questi casi non è corretto presumere che una tecnica mini invasiva possa essere applicata automaticamente.
Allo stesso modo, un seno che presenta una lassità importante potrebbe richiedere una strategia differente rispetto al semplice aumento di volume. Talvolta può essere necessario valutare una mastopessi o altre procedure in funzione delle caratteristiche anatomiche.
Ecco perché parlare dei dubbi sulla tecnica PRESERVE™ significa anche evitare di trasformarla in una soluzione universale.
L’innovazione tecnologica amplia le possibilità della chirurgia plastica, ma non sostituisce la diagnosi e l’indicazione.
Durante la visita specialistica vengono valutati non soltanto i desideri della paziente, ma anche ciò che è realisticamente ottenibile in sicurezza e in armonia con il resto del corpo.
Anche la scelta della protesi fa parte di questa pianificazione.
Volume, base, proiezione e posizione devono essere coerenti con le dimensioni del torace e con i tessuti disponibili. Una mastoplastica ben pianificata non nasce dalla scelta isolata di un numero di cc, ma dalla relazione tra anatomia, impianto e obiettivo estetico.
Questo è probabilmente il concetto più importante per chi sta valutando l’intervento.
PRESERVE™ può offrire un approccio differente alla mastoplastica additiva, orientato alla preservazione tissutale e alla mini invasività, ma la prima domanda non dovrebbe essere “posso fare PRESERVE™?”.
La domanda corretta è: qual è la tecnica più indicata per il mio seno e per il risultato che desidero ottenere?
Solo dopo la visita il chirurgo può fornire una risposta realmente personalizzata.
Il Dott. Alessandro Dall’Antonia risponde ai dubbi sulla tecnica PRESERVE™
La diffusione di una nuova tecnica chirurgica porta inevitabilmente con sé una fase di confronto.
Non sono soltanto le pazienti a voler comprendere meglio come funzioni PRESERVE™. Anche per i professionisti è importante osservare direttamente la procedura, comprenderne la logica e valutare nel dettaglio in che modo strumenti e tecnologia consentano di gestire aspetti fondamentali come preparazione della tasca, posizione della protesi e simmetria.
Nel video dedicato a questo argomento, il Dott. Alessandro Dall’Antonia parte proprio da uno dei dubbi inizialmente condivisi anche da alcuni colleghi: come sia possibile controllare la simmetria lavorando attraverso un’incisione di circa 2,8 cm, senza preparare la tasca secondo la tradizionale modalità con dissezione diretta.
La risposta arriva dall’esperienza con la tecnica.
La possibilità di effettuare un’espansione controllata consente di programmare separatamente i due lati e di apportare quelle piccole differenze di posizione necessarie quando l’anatomia non è perfettamente simmetrica.
Il chirurgo può quindi decidere, quando necessario, di posizionare un impianto leggermente più in alto, più in basso, più medialmente o lateralmente rispetto al controlaterale.
Questo passaggio mostra bene perché PRESERVE™ non debba essere valutata soltanto in base alla dimensione dell’incisione.
Il vero cambiamento è rappresentato dal metodo con cui viene preparato lo spazio mammario e dal rapporto tra pianificazione chirurgica e tecnologia.
Proprio per approfondire questi aspetti, il Dott. Alessandro Dall’Antonia svolge anche il ruolo di trainer della tecnica PRESERVE™, offrendo ai colleghi interessati la possibilità di approfondire direttamente in sala operatoria le diverse fasi della procedura.
La formazione è un elemento centrale quando viene introdotta una nuova tecnologia in chirurgia.
Conoscere uno strumento non significa semplicemente sapere come utilizzarlo: significa comprenderne indicazioni, limiti, modalità di impiego e soprattutto riconoscere quali pazienti possono realmente beneficiarne.
Per chi sta invece valutando una mastoplastica additiva, il messaggio rimane altrettanto semplice: informarsi e fare domande è sempre utile.
Dubbi su incisione, protesi, simmetria, recupero o risultato possono e devono essere affrontati durante una visita specialistica, perché ogni seno presenta caratteristiche differenti e richiede una strategia personalizzata.
Approfondisci la Mastoplastica PRESERVE™
Sul sito AD Aesthetics puoi trovare ulteriori approfondimenti dedicati alla tecnica:
- Mastoplastica Additiva PRESERVE™: la nuova tecnica mini invasiva – introduzione alla tecnica e ai suoi principi.
- Mastoplastica additiva mini invasiva: tecnica PRESERVE™ e vantaggi – approfondimento sulla preservazione dei tessuti.
- Mastoplastica PRESERVE™ e sport – indicazioni sulla ripresa dell’attività fisica.
- PRESERVE™ e sostituzione protesi – approfondimento dedicato agli interventi secondari.
- Mastoplastica Additiva PRESERVE™ – la pagina completa dedicata alla tecnica.
Hai ancora dubbi sulla Mastoplastica PRESERVE™?
Ogni paziente parte da caratteristiche anatomiche differenti. Per questo dubbi e domande sulla tecnica devono essere valutati considerando il singolo caso.
Prenota una visita specialistica con il Dott. Alessandro Dall’Antonia presso AD Aesthetics a Verona per valutare la situazione di partenza, gli obiettivi e la tecnica chirurgica più indicata.
Oppure guarda il video e scrivi nei commenti il tuo dubbio sulla tecnica PRESERVE™: potrà diventare il tema di uno dei prossimi approfondimenti.




